Continua il rilancio di Conte of Florence finalizzato alla cessione del brand di sportswear. E, al momento, sono due le manifestazioni di interesse da parte di cavalieri bianchi, arrivate dopo che nei mesi scorsi la società toscana è tornata in possesso del marchio, vero asset strategico per la vendita (vedere MFF del 9 gennaio).

Ma le offerte sul tavolo potrebbero aumentare. Dopo un periodo burrascoso culminato con il fallimento a giugno 2018 e una prima proroga dell’esercizio provvisorio dal 30 settembre dello stesso anno al 30 giugno prossimo, il Tribunale di Lucca ha concesso altri sei mesi, fino al 31 dicembre. Intanto, a seguito di una richiesta di manifestazioni di interesse da parte di investitori, la curatela ha ricevuto due offerte, una da parte di un gruppo italiano, l’altra da un investitore extraeuropeo e tra queste c’è anche un operatore del settore. «Entro il prossimo luglio dovrà essere vagliata la soluzione migliore, per identificare un soggetto serio e determinato al rilancio di un brand storico», ha spiegato a MFF Carlo De Carolis, direttore generale della società Conte of Florence distribution, che impiega 180 dipendenti, di cui 35 presso la sede di Altopascio, «Non è escluso che arrivino anche manifestazioni di interesse tardive, e comunque si andrà poi alla procedura competitiva prevista dalla legge». Intanto, il marchio fiorentino nato nel 1952, è pronto a partecipare alla prossima edizione di Pitti immagine uomo forte di un nuovo corso stilistico con un posizionamento verso un target più alto. «Abbiamo una licenza attiva per le calzature uomo e donna con Nice footwear e in ambito commerciale un accordo con il department store coreano Shinsegae, iniziato con la primavera-estate 2019, con le vendite che hanno superato i due milioni di dollari, ma già per l’invernale c’è un budget di oltre 10 milioni», ha aggiunto il manager che sta gestendo questa fase delicata. Sul fronte dei numeri, l’esercizio 2018/19 si è concluso lo scorso 31 marzo con circa 14 milioni di euro di fatturato, di cui il 55% da vendite uomo e il 90% dall’Italia, mercato che conta una rete capillare di 33 monomarca o otto outlet. «Per i 12 mesi in corso puntiamo a un mantenimento», ha concluso De Carolis.

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